MAZZE’. MEMORIE DELLA MIA TERRA



di Francesco Mondino

Francesco Mondino fu non soltanto una figura prettamente canavesana, bensì un cultore delle radici della propria gente. Amava la sua Mazzè come una seconda madre ed è ad essa che dedicò, come un figlio affettuoso, l’opera “Memorie della mia terra”. Una pubblicazione che quando vide al luce nel 1978 giunse a colmare un’annosa lacuna sulle vicende storiche mazzediesi. Prima d’allora ben poco era stato detto su quell’angolo pittoresco del Canavese, baciato dalla Dora, se non le poche notizie raccolte dal Casalis nel suo “Dizionario geografico degli Stati Sardi” nei lontani anni 1833-56 o la ventina di pagine apparse sulle “Passeggiate nel Canavese”, nel 1868, del lombardorese Antonino Bertolotti e recentemente le scarne dissertazioni di Giuseppe Maria Musso in “Invito al Canavese”. Francesco Mondino volle e seppe invece scavare nei più celati archivi e riportare alla luce, con prosa semplice e chiara, senza spocchia, le vicende della sua terra natale, dando ad esse un significato, un colorito particolare che solo l’animo di un poeta può sentire e far rivivere. Favorito da una trentennale attività al servizio del Comune di Mazzè, che gli consentiva di accedere ai polverosi archivi e, sorretto da una volontà ferrea, riusciva a raccogliere in 400 pagine quanto di più caro gli stesse a cuore : le radici avite, le condizioni sociali attraverso i secoli, le cronache di guerra e di pace, gli aspetti del paesaggio, i profili della sua gente, l’aneddotica curiosa. Con l’ausilio poi del pittore Aldo Actis Caporale , suo vecchio amico, le pagine acquistarono subito una bellezza inconsueta e vennero alla luce quadretti e scorci imprevedibili della Mazzè agreste e artistica. Io l’ebbi quale amico nella comune ambizione di onorare “questo verde Canavese”, lui sempre generoso e pronto qualora si trattasse di accorrere ad una manifestazione culturale, di accompagnare una comitiva in visita ai castelli mazzediesi, di redigere un articolo per l’almanacco “Il Canavesano” o per il settimanale “Il Canavese” e soprattutto di collaborare con gli studenti di qualsiasi classe, mettendo a disposizione per le loro ricerche il materiale che possedeva, od anche di sistemare un archivio di qualche lontano paese. Con lui se n’è andata una vita integerrima, lasciando un grande vuoto, Lui che, privato dei genitori in tenera età, seppe ricostruire una casa, una famiglia e che in una delle sue poesie scrisse: “Ciò che vale nel mio io son nell’ore di preghiera i colloqui col mio Dio”

Piero Pollino

La presente recensione è stata tratta dall’almanacco “Il Canavesano” del 1987