PIETRO MONTE


Pietro Monte resta ancora oggi un personaggio reale e tangibile che rappresenta bene l’indole dei tonenghesi: capaci e perfettamente integrati altrove, ma con il cuore saldamente legato alle origini. Dopo una vita ininterrotta di studi di fisica e matematica seguita alla formazione che lo portò in primis a vestire l’abito dei monaci Barnabiti, Pietro Monte lasciò Tonengo per la formazione a Torino presso il collegio dei Barnabiti di San Dalmazzo, nel periodo pre-unitario per affermarsi come docente di Fisica presso il real collegio Maria Luigia di Parma (dal 1848 al 1855) e poi a conseguire, la cattedra di Fisica al regio Liceo Statale “Niccolini” di Livorno in Toscana dal 1855 al 1888. Parallelamente all’attività di docente, aveva condotto la propria formazione nella meteorologia e nello studio dei sismi. Nacque da Giuseppe del fu Giovanni e da Cristina del fu Matteo Rosso il 21 agosto 1823. Dal 1856, grazie ad un finanziamento dell’Osservatorio Imperiale di Parigi, Pietro Monte installò al Liceo una stazione di registrazione meteorologica per studiare e trasmettere con il telegrafo a Parigi i dati raccolti. Ma nell’ultima fase della sua vita, dopo aver confutato senza successo Mercalli sull’origine dei sismi, si dedicherà alla sua creatura: l’Asilo d’Infanzia di Tonengo. Si mosse in tal senso già dal 1880 pensando ad una struttura per il primo insegnamento molto all’avanguardia: il sistema froebeliano. L’avrebbe creato nella propria abitazione tonenghese, oggi ancora esistente, e aperto ai piccoli tonenghesi il 1° ottobre 1882. Ormai smesso l’abito barnabita, Pietro Monte non ricorse ad insegnanti religiosi, ma bandì un concorso pubblico per un’insegnante laica: la prima maestra vincitrice del concorso fu Laura Gaio di San Giusto Canavese. Il 3 maggio 1888 la Gazzetta Livornese, con cui aveva collaborato fin dal 1874 ogni giorno, pubblicò il suo ultimo resoconto meteorologico. Il giorno dopo Pietro Monte morì improvvisamente.